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La musica fa male? Tempo di scelte per mamme e papà

 

Gli effetti dannosi determinati dai viaggi in automobile e da altre attività nel campo tecnico e meccanico possono venire sanati e pareggiati dall’uomo stesso. Diverso è però il caso del grammofono. Con il grammofono avviene che l’umanità vuole costringere l’arte nel mondo della meccanica. Se l’umanità sviluppasse una preferenza appassionata per questo genere di cose in cui venisse meccanizzato ciò che discende nel mondo quale ombra dello spirituale, se l’umanità mostrasse cioè entusiasmo per le cose di cui il grammofono è un’espressione, essa non sarebbe più in grado di aiutarsi. Allora dovrebbero aiutarla gli esseri divini.

(Rudolf Steiner – L’essenza della musica – Editrice Antroposofica)

Stando a queste parole di Rudolf Steiner, pronunciate nel 1923, si potrebbe dire che “c’è poco da stare allegri”, ma noi non vogliamo abbatterci e anzi crediamo che, partendo proprio dall’educazione musicale dei nostri figli, si possa, se non porre rimedio alla situazione attuale, quanto meno ritrovare un sentiero un po’ più arioso.

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Se la tecnica è “il male”, volendo essere risoluti, dovremmo trasferirci in un eremo e privarci di quasi tutto. Questo è però impossibile e soprattutto non è quello che vogliamo. È necessario non generalizzare e attenersi all’ambito che stiamo prendendo in esame che è quello musicale, anzi meglio: quello dell’educazione musicale.

C’è una grande differenza fra un suono provocato da uno strumento musicale acustico come un violino od un flauto, ed un suono riprodotto da un apparato tecnico come uno stereo.

Possiamo fare un esperimento: poniamoci idealmente di fronte a due esperienze sonore. Da un lato il suono del violino e dall’altro, lo stesso suono, ma registrato e riprodotto da uno stereo. Se facessimo una prova d’ascolto bendati, saremmo in grado di cogliere le differenze e riconoscere le due diverse fonti? Credo che per molti sarebbe difficile e solo un orecchio allenato sarebbe in grado di riconoscere il violino vero. Qual è allora la differenza fra i due campioni, visto che acusticamente sono praticamente identici? Qual è la sostanziale differenza fra le due esperienze?

Per produrre un suono con uno strumento è necessario un uomo. Chi sostenesse che anche per azionare uno stereo è necessaria la presenza dell’uomo dimostrerebbe semplicemente di non aver colto il punto: la presenza e la partecipazione intellettuale, emotiva e volitiva di un essere umano, nella produzione di un suono, attraverso la voce od uno strumento musicale, fa di quel suono un evento unico e irripetibile anche fra mille ripetizioni. La riproduzione del campione sonoro attraverso lo stereo, invece, non fa che riproporre lo stesso evento, fedele ed immutato.

Siamo di fronte a qualcosa di sensibile e vivo da un lato, e di qualcosa di fermo e cristallizzato, dall’altro.

Se immaginiamo di mettere al posto del suono un essere vivente, una farfalla, ad esempio, nel primo caso siamo di fronte alla farfalla stessa, viva e pronta a spiccare il volo, nel secondo caso siamo di fronte alla fotografia della farfalla, bella, fedele nei colori e nella forma, ma ferma e immobile, immagine morta.

Era arrivato a conclusioni simili anche Walter Benjamin che definisce “aura“, l’hic et nunc dell’opera d’arte, ovvero il concetto di autenticità di un’opera: la sua esistenza unica è irripetibile nel luogo in cui si trova. (Walter Benjamin – L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica)

Ecco perché è necessario prediligere, almeno per quello che riguarda il mondo dei bambini e della terapia artistica, la musica prodotta da strumenti musicali veri e propri e non da sintetizzatori o da strumenti di riproduzione digitale. L’invito è anche quello di cercare di cogliere tutte le occasioni per ascoltare musica (acustica) dal vivo, od anche, più semplicemente, giocare con i propri figli attraverso strumentini musicali, canzoncine, filastrocche, e magari ritualizzare certi momenti della vita quotidiana, quali il risveglio, i pasti o l’addormentamento con canti da fare insieme. La musica è di tutti e non è prerogativa solo dei musicisti. È mille volte preferibile una ninna nanna cantata da un papà un po’ stonato all’esecuzione perfetta di un interprete registrato su un cd.

La Scienza dello Spirito, o Antroposofia, ci insegna anche a riconoscere nel suono, una manifestazione fisico-sensibile della realtà spirituale che ci appartiene e nella quale siamo inseriti. Il suono e la musica diventano quindi una dimensione intermedia fra l’esistenza terrestre fisico-sensibile e la realtà sopra-sensibile o spirituale.

In tal senso l’arte, laddove non sia la tecnica ad ispirarne i contenuti, ha sempre svolto e continua a svolgere questo ruolo: svelare l’invisibile, rendere manifesto ciò che è occulto.

In altre parole potremmo dire che l’arte, la musica in questo caso, riporti l’uomo alle sue origini divino-spirituali. Essa ricorda all’uomo: “tu sei un essere che vive sulla terra, ma che muove dallo spirito e quando, come essere umano terrestre, riconoscerai coscientemente la tua natura animico-spirituale, allora sarai in grado di comprendere la natura delle cose che ti circondano ed il senso dell’esistenza.”

La musica ci rimette in contatto con la realtà spirituale alla quale apparteniamo offrendo all’anima un nutrimento senza il quale l’uomo finirebbe per inaridirsi e materializzarsi smarrendo irrimediabilmente le proprie origini.

La musica quindi è un nutrimento per l’anima. E chi dunque non si prodigherebbe in ogni modo per offrire al proprio bambino il giusto nutrimento, sano e genuino. Se in ambito alimentare siamo molto attenti ad operare delle scelte oculate, in ambito educativo e culturale, sembriamo meno desti e più inclini ad infilarci nel gregge, subendo tutto ciò che dall’alto ci propinano.

È in tal senso che invitiamo i genitori a fare delle scelte, a prender coscienza della necessità di prendere decisioni anche in ambito culturale, e smettere di subire passivamente tutto ciò che radio, televisione, internet, scuola, ministero della pubblica istruzione, ci propongono.

Ritengo però che sia necessario trovare una mediazione fra l’ideale ed il mondo odierno con tutti gli strumenti tecnici dei quali dobbiamo servirci a meno che non ci si voglia ritirare in un eremo. È indispensabile che ognuno trovi il proprio equilibrio e non credo che si possano dare indicazioni troppo stringenti sulla “igiene” musicale.

La cosa importante è che ci si renda consapevoli dell’importanza della musica e del suono per ciò che riguarda la formazione dell’individuo.


  • Giulia ha detto:

    Quanto è difficile il mestiere dei genitori. Bello avere professionisti che ci aiutano a crescere i nostri figli con il giusto ritmo!

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